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L'anno che verrà: la speranza di una politica unita sulle grandi questioni
  
di Mery ALBERTINI

Mery ALBERTINI

“Caro amico ti scrivo, così mi rilasso un po’… Da quando sei partito c’è una grossa novità: l’anno vecchio è finito, ma qualcosa ancora, qui, non va…”

Le parole di questa vecchia canzone di uno dei migliori cantautori italiani, Lucio Dalla, sembrano adattarsi perfettamente alla realtà odierna, riuscendo, ancora una volta, ad interpretare le ansie e le speranze di tutti noi all’inizio del nuovo anno.

Gli italiani sono ben consapevoli che nessuna formula magica e nessuna acrobazia dialettica della politica (di cui l’Italia detiene un curioso primato), serviranno a superare i molti e gravi problemi che si sono abbattuti durante l’anno appena trascorso.

Inflazione costantemente in ascesa, perdita del potere d’acquisto dei salari, disoccupazione, aumento dell’indigenza anche tra le fasce sociali medie, estensione dei fenomeni di criminalità ed emergenza rifiuti in Campania (una delle notizie più drammatiche degli ultimi giorni, ripresa dagli organi d’informazione di tutto il mondo), sono solo alcuni degli allarmanti sintomi del male che affligge il nostro Paese.

Non sembra superfluo ricordare come la mancanza di interventi tempestivi ed efficaci non potrà che rendere incurabile la malattia di cui soffre il “bel paese”. Sono molteplici le ragioni per cui lo sforzo risolutivo posto in campo dalle forze politiche abbia, poi, finito per rivelarsi insufficiente, mentre vano è ogni tentativo di sintesi; eppure tra le tante cause che hanno concorso a provocare tale situazione, ve n’è una che sembra aver esercitato una sorta di influenza negativa su tutte le altre. Si tratta della mancanza di coerenza e di unità  dell’azione politica di fronte alle emergenze, le quali, al contrario, richiedono soluzioni ampiamente condivise sia all’interno delle forze di governo, che tra queste e le forze all’opposizione: ma la frammentazione interna alle coalizioni, favorita dall’attuale sistema elettorale, sta allontanando sempre più questa possibilità.

L’anno che verrà (riprendendo il titolo della canzone di Dalla) pare proprio essere cominciato sotto l’auspicio di una presa di coscienza, da parte degli attuali leader dei due maggiori partiti di centrodestra e centrosinistra, della necessità di dare al Paese una reale stabilità politica. Nonostante le parole prudenti utilizzate nelle dichiarazioni ufficiali, Berlusconi e Veltroni sembrano sempre più condividere la medesima posizione circa il sistema elettorale di cui il Paese dovrà dotarsi al più presto per ambire ad una concreta governabilità. Inoltre, il numero due del Pd Franceschini, in una recente intervista, avrebbe affermato il suo apprezzamento nei confronti del sistema elettorale francese in quanto, consentendo l’elezione diretta del Capo dello Stato, realizzerebbe una notevole stabilità politica, manifestando così un’implicita convergenza d’opinione con quanto Fi propagandava nel recente passato. Anche Veltroni avrebbe mostrato di condividere il sistema francese, sebbene, per il leader del Pd, la sua attuazione in Italia comporterebbe l’adozione, prima, di altri sistemi elettorali come quello tedesco.

Le critiche non si sono fatte comunque attendere, specie da parte del Ministro degli Esteri D’Alema e del Ministro della Giustizia Mastella, il quale avrebbe avanzato l’idea di accelerare i tempi di costituzione di un organismo politico di centro in caso di adozione del sistema francese.

La riforma elettorale rimane comunque una questione di vitale importanza: si tratta del punto di partenza per dare al Paese governi stabili e omogenei in grado di decidere in breve tempo e senza spaccature interne che non fanno altro che rallentare la ripresa del sistema-Italia.

Accertata l’ineludibilità della riforma elettorale, i futuri assetti politici dipenderanno dalle modalità di adozione della riforma: tramite la partecipazione dei cittadini al referendum o tramite accordi politici finalizzati all’elaborazione di una legge che scongiuri il ricorso allo strumento referendario.

“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà” e solo allora sarà possibile verificare se un cambiamento ci sia stato o meno. Intanto però non resta che attendere, il 16 gennaio prossimo, la pronuncia della Consulta sulla validità del referendum che potrebbe essere celebrato nella primavera prossima.

 

 


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