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L'anno che verrà: la speranza di una politica unita sulle grandi questioni |
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“Caro amico ti scrivo, così mi
rilasso un po’… Da quando sei partito c’è una grossa novità: l’anno vecchio è
finito, ma qualcosa ancora, qui, non va…” Le parole di questa vecchia
canzone di uno dei migliori cantautori italiani, Lucio Dalla, sembrano adattarsi
perfettamente alla realtà odierna, riuscendo, ancora una volta, ad interpretare
le ansie e le speranze di tutti noi all’inizio del nuovo anno. Gli italiani sono ben
consapevoli che nessuna formula magica e nessuna acrobazia dialettica della
politica (di cui l’Italia detiene un curioso primato), serviranno a superare i
molti e gravi problemi che si sono abbattuti durante l’anno appena trascorso. Inflazione costantemente in
ascesa, perdita del potere d’acquisto dei salari, disoccupazione, aumento
dell’indigenza anche tra le fasce sociali medie, estensione dei fenomeni di
criminalità ed emergenza rifiuti in Campania (una delle notizie più drammatiche
degli ultimi giorni, ripresa dagli organi d’informazione di tutto il mondo),
sono solo alcuni degli allarmanti sintomi del male che affligge il nostro
Paese. Non sembra superfluo ricordare
come la mancanza di interventi tempestivi ed efficaci non potrà che rendere
incurabile la malattia di cui soffre il “bel paese”. Sono molteplici le ragioni
per cui lo sforzo risolutivo posto in campo dalle forze politiche abbia, poi,
finito per rivelarsi insufficiente, mentre vano è ogni tentativo di sintesi;
eppure tra le tante cause che hanno concorso a provocare tale situazione, ve
n’è una che sembra aver esercitato una sorta di influenza negativa su tutte le
altre. Si tratta della mancanza di coerenza e di unità dell’azione politica di fronte alle
emergenze, le quali, al contrario, richiedono soluzioni ampiamente condivise
sia all’interno delle forze di governo, che tra queste e le forze
all’opposizione: ma la frammentazione interna alle coalizioni, favorita
dall’attuale sistema elettorale, sta allontanando sempre più questa
possibilità. L’anno che verrà (riprendendo il
titolo della canzone di Dalla) pare proprio essere cominciato sotto l’auspicio
di una presa di coscienza, da parte degli attuali leader dei due maggiori
partiti di centrodestra e centrosinistra, della necessità di dare al Paese una
reale stabilità politica. Nonostante le parole prudenti utilizzate nelle dichiarazioni
ufficiali, Berlusconi e Veltroni sembrano sempre più condividere la medesima
posizione circa il sistema elettorale di cui il Paese dovrà dotarsi al più
presto per ambire ad una concreta governabilità. Inoltre, il numero due del Pd
Franceschini, in una recente intervista, avrebbe affermato il suo apprezzamento
nei confronti del sistema elettorale francese in quanto, consentendo l’elezione
diretta del Capo dello Stato, realizzerebbe una notevole stabilità politica,
manifestando così un’implicita convergenza d’opinione con quanto Fi
propagandava nel recente passato. Anche Veltroni avrebbe mostrato di
condividere il sistema francese, sebbene, per il leader del Pd, la sua
attuazione in Italia comporterebbe l’adozione, prima, di altri sistemi
elettorali come quello tedesco. Le critiche non si sono fatte
comunque attendere, specie da parte del Ministro degli Esteri D’Alema e del
Ministro della Giustizia Mastella, il quale avrebbe avanzato l’idea di
accelerare i tempi di costituzione di un organismo politico di centro in caso
di adozione del sistema francese. La riforma elettorale rimane
comunque una questione di vitale importanza: si tratta del punto di partenza
per dare al Paese governi stabili e omogenei in grado di decidere in breve
tempo e senza spaccature interne che non fanno altro che rallentare la ripresa
del sistema-Italia. Accertata l’ineludibilità della
riforma elettorale, i futuri assetti politici dipenderanno dalle modalità di
adozione della riforma: tramite la partecipazione dei cittadini al referendum o
tramite accordi politici finalizzati all’elaborazione di una legge che
scongiuri il ricorso allo strumento referendario. “L’anno che sta arrivando tra un
anno passerà” e solo allora sarà possibile verificare se un cambiamento ci sia
stato o meno. Intanto però non resta che attendere, il 16 gennaio prossimo, la
pronuncia della Consulta sulla validità del referendum che potrebbe essere
celebrato nella primavera prossima.
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